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Nuevo Post 25/03/2010 11:44
El usuario no está en línea luca
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urbanistica concordata 

da l'arena del 25 marzo 2010

Gli accordi urbanistici al centro della contesa

SAN GIOVANNI LUPATOTO. Stasera si riunisce il Consiglio comunale chiesto dall'opposizione

 

Chiesta più trasparenza sui criteri che consentono di poter costruire case in cambio della realizzazione di opere pubbliche per il Comune

San Giovanni Lupatoto. E' nel mirino la procedura adottata dall'amministrazione lupatotina per avviare accordi con i privati per la realizzazione di opere pubbliche in cambio della possibilità di edificare su alcune aree. I cinque consiglieri di minoranza (Luigi Biondaro, Remo Taioli, Aldo Marcolongo, Amabile Dal Sasso e Stefano Filippi) hanno chiesto un Consiglio comunale per discutere l'argomento, che si terrà stasera alle 20.30.

 

I consiglieri di opposizione chiedono in sostanza che, in attesa del Piano degli interventi (che è lo strumento urbanistico di realizzazione del Pat, il Piano di assetto del territorio), la maggioranza spieghi a tutti quali criteri ispirano la cosiddetta «urbanistica concordata» prevista dalla legge regionale e che si approvi il piano delle opere pubbliche definito dalla giunta, nel quale sono individuate le opere pubbliche che i proprietari di aree potenzialmente interessate a trasformazione in edificabili possono realizzare a proprie spese o concorrere a finanziare.

Spiega Aldo Marcolongo: «Occorre un quadro oggettivo di riferimento, pubblico e noto a tutta la cittadinanza e al quale tutti i cittadini possano attingere notizie. Devono inoltre essere resi noti i parametri di riferimento. Vogliamo che la Giunta e la maggioranza rendano noti con trasparenza i controvalori in euro per metro cubo che verranno corrisposti alla municipalità dal privato al quale siano state trasformate in edificabili le aree che oggi non lo sono. Questa scelta non può essere oggetto di una discrezionalità dell'amministrazione comunale».

Continua Marcolongo: «Ci risulta che una procedura ufficiale del tipo da noi suggerito sia stata messa in atto, per esempio, anche dal Comune di Schio, che sta percorrendo questa stessa strada. La via scelta non può essere quella della trattativa privata. I valori delle contropartite incassate dal Comune devono essere preventivamente stabiliti».

Le forze di minoranza chiedono anche «un'adeguata azione informativa che consenta ai cittadini di acquisire piena consapevolezza dei limiti e delle opportunità derivanti dagli accordi di programma in relazione alle residue potenzialità edificatorie dei terreni inseriti nel Pat». A fine gennaio l'amministrazione comunale aveva reso noto che intendeva ricorrere agli accordi con i privati offrendo, a chi voleva l'edificabilità, la realizzazione di un'opera pubblica. Era stato anche pubblicato l'elenco degli interventi previsti per il prossimo triennio, al cui interno chi era interessato a costruire poteva scegliere. Questa modalità era stata individuata tenendo conto dei limiti di volumetria edificabile previsti.

Il sindaco Fabrizio Zerman e l'assessore all'edilizia Giancarlo Rigo avevano precisato che per la trasformazione delle aree si sarebbe applicato il criterio dell'offerta di costruire un'opera pubblica da parte del privato. Si era anche svolto un incontro con geometri e architetti, che avevano mostrato apprezzamento salvo chiedere una proroga del termine per la presentazione delle proposte, spostato al 31 marzo.

 
Nuevo Post 25/03/2010 11:56
El usuario no está en línea luca
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Re: urbanistica concordata 

ho inserito l'articolo perchè il tema mi sta parecchio a cuore. visto che anche a lavagno si sono intraprese strade di concessioni edilizie in cambio di "opere pubbliche" è secondo me necessario porsi anche nella nostra amministrazione il problema di fissare giusti "indennizzi" alla società per l'utilizzo di territorio.

Fino ad oggi anche nel nostro comune si sono costruite lottizzazioni in cambio di beni non si sa come valutati... ..avevo fatto presente anche alla precedente amministrazione che nell'edilizia è facile "regalare" decina di migliaia o centinaia di migliaia di euro concedendo una virgola in più. Fissare il "prezzo" per la "svendita" di territorio è fondamentale per avere un minimo di parità sociale.

Tralascio sui fondamenti etici di tali strumenti urbanistici che sono di primo piano nelle teorie urbanistiche attuali (infatti sono stati imposti dalla legge regionale per l'istituzione dei pat/pati). Efficaci se utilizzati bene. Deleteri se usati incautamente.

 
Nuevo Post 21/06/2010 11:00
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Re: urbanistica concordata 

lavagno. L’amministrazione municipale riesce a diventare proprietaria dell’antico monastero

Il Comune acquisisce
la chiesetta di Lepia

Giuseppe Corrà

L’operazione si è basata su uno scambio edilizio con il privato Albi: «I restauri partiranno con i lavori di recupero del complesso»

  • Venerdì 18 Giugno 2010

  • PROVINCIA,

  • pagina 26

La chiesetta di Lepia, un gioiello dalla storia antichissima, ora è del Comune e in futuro ...

Il Comune di lavagno, grazie a uno scambio, ottiene la chiesetta del monastero di San Giuliano a Lepia. Già le passate amministrazioni comunali avevano tentato di acquisire la chiesetta del monastero e il suo chiostro, anche sulla spinta del compianto parroco di Vago, don Roberto Lonardoni, che avrebbe voluto anche poter adornare la nuova chiesa realizzata nella frazione con la statua lignea della Madonna presente nel passato a Lepia e ora scomparsa. Oggi la giunta del sindaco Simone Albi riesce a far diventare proprietà del Comune la chiesetta e, se sarà possibile, anche del chiostro grazie a uno scambio edilizio. Il Comune permetterà una lottizzazione di 5 mila metri cubi a San Briccio mentre il privato ritirerà due ricorsi al Tar, impegnando per la comunità 250mila euro, realizzando delle opere pubbliche sempre a San Briccio. «Tanti amministratori», dichiara soddisfatto il sindaco Simone Albi, «avevano tentato di portare a casa questo risultato che dà lustro al Comune. Noi ci siamo riusciti. Naturalmente i lavori di restauro partiranno assieme a quelli del recupero dell’intera struttura monastica».
Il monastero di Lepia è stato una realtà importante per la storia economica e religiosa di lavagno nei primi secoli dopo il Mille. Il monastero rispondeva all’esigenza medievale della consacrazione religiosa, ma rappresentò anche una tappa della rinascita della cultura e della rivalutazione del lavoro manuale tipiche del monachesimo di San Benedetto. Il convento di Lepia, dedicato a San Giuliano, venne fondato nel 1176 nella parte sud del Comune, adiacente alla via Imperialis, da Bozoto (o Barzoto) degli Avvocati (o Avogadri), nobile famiglia veronese, e affidato a due sorelle monache benedettine: Redalda (o Realda) e Gemma. Esse vi costituirono una congregazione che osservava la Regola di San Benedetto, ma con un voto di obbedienza al Papa. Nel 1370 la chiesa divenne proprietaria dell’ospedale di Sant’Antonio a San Martino Buon Albergo. Nel 1391 iniziò una vertenza tra il vescovo di Verona, monsignor Iacopo de’ Rossi, e le suore che sostenevano di essere soggette esclusivamente al Papa. Ma nel 1411 esse persero la benevolenza papale ed Eugenio IV soppresse il loro convento. Il litigio, però, non finì qui perché le suore ritornarono a Lepia nel 1447, collegandosi al monastero di Santa Giustina di Padova. Da quest’ultimo, Lepia venne assegnata al convento di San Nazzaro e Celso di Verona.
La soppressione del monastero avvenne nel 1771 per ordine di Venezia, preoccupata dell’eccessivo potere dei religiosi. L’elenco dei beni fatto in quell’occasione annoverava possessi a Giara, Sabbionara, Vago, Cellore, Badia Calavena, Illasi, Cogollo, Tregnago, Marcellise, Stelle e Matermigo. Oggi il complesso, dopo essere stato a lungo una corte agricola, è in totale abbandono. Indispensabile un suo restauro che non ne stravolga, però, la storia e la struttura architettonica. Al riguardo esiste un progetto già approvato.

 
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