Lavagno in questi giorni è, come non mai, al centro delle attenzioni delle vicende locali. Una fortuna? viste le tematiche, penso siamo in molti a dubitarne... l'ultimo articolo arriva da L'Arena di giovedì 4 febbraio sulla sempre spinosa faccenda Casamercato... la nuova puntata della telenovela vede un punto a favore per la società fallenda che si è vista riconoscere dal TAR la regolarità dell'impatto ambientale della struttura. Intanto il fabbricato egli ex-dipendenti continuano a rimanere in attesa di conoscere il loro destino....
Impatto ambientale in regola. Il Tar «libera» Casamercato
Lavagno. Casamercato, l'azienda oggi in liquidazione che nel dicembre del 2008, ad appena un anno e mezzo dall'apertura, aveva chiuso il punto vendita di Lavagno, dove lavoravano 150 dipendenti, ha vinto il ricorso contro la Provincia presentato al Tribunale amministrativo regionale del Veneto. La sentenza dei giudici amministrativi è stata resa pubblica una settimana fa.
Nel gennaio 2009 la giunta provinciale non aveva concesso a Casamercato la compatibilità ambientale del grande fabbricato destinato al commercio lungo la strada Porcilana. La Provincia aveva respinto lo studio sulla Valutazione di impatto ambientale della ditta sostenendo che i raccordi e i parcheggi previsti non sarebbero bastati a reggere il viavai della clientela, che le fasce colorate con cui era stato dipinto l'edificio non si adattavano al paesaggio e che c'erano delle scorie di acciaieria nel sottofondo stradale.
I giudici amministrativi - pur ritenendo legittimo il diritto, contestato da Casamercato, della giunta provinciale a pronunciarsi sulla Valutazione di impatto ambientale, sebbene la materia sia strettamente tecnica poiché i tecnici si limitano a dare un parere mentre è l'organo esecutivo a prendere le decisioni finali - non hanno comunque accolto le osservazioni della Provincia.
Il Tar del Veneto ha spiegato che era stata la giunta provinciale a sbagliare, avendo preteso da Casamercato un calcolo dei flussi di traffico riferito ai 30 mila metri quadrati al massimo disponibili quando invece bisognava limitarsi ai dati riferiti ai 15 mila metri quadrati, cioè all'ultima domanda di ampliamento presentata dall'azienda. La tinteggiatura eventualmente inopportuna non avrebbe potuto condizionare la Valutazione di impatto ambientale perché il colore poteva essere cambiato con facilità e le scorie di acciaieria non avrebbero provocato conseguenze permanenti al progetto della ditta.
Nel marzo del 2007 Casamercato era stata autorizzata ad usufruire di 1.500 dei 30 mila metri quadrati disponibili. In seguito, Casamercato, grazie all'accorpamento di altre attività esistenti, aveva chiesto di utilizzare prima 3 mila metri quadrati, estesi, nel giugno 2007, a 6 mila. Il raggiungimento dei 6 mila metri quadrati comportava però il rilascio del benestare provinciale relativo alla Valutazione di impatto ambientale, indispensabile per le estensioni commerciali comprese tra i 4 mila e gli 8 mila metri quadrati.
Nel frattempo, la ditta aveva iniziato a svolgere l'attività su 6 mila metri quadrati. Ciò aveva sollevato un contenzioso che lo stesso Tribunale amministrativo regionale aveva risolto concedendo il permesso soltanto su 3 mila dei 6 mila metri quadrati. Casamercato nello studio sulla Valutazione di impatto ambientale consegnato alla Provincia aveva allegato l'ulteriore ampliamento della superficie commerciale a 15 mila metri quadrati.
Il consigliere provinciale Vincenzo D'Arienzo ha più volte spiegato che «prima di favorire il riutilizzo dell'immobile adesso vuoto bisogna trovare una soluzione al problema del mancato rilascio da parte della Provincia del nulla osta sulla Valutazione di impatto ambientale dell'edificio. In pratica, lo stabile di Casamercato non doveva essere costruito in quel luogo». Ora, il Tribunale amministrativo regionale ha dato ragione a Casamercato, anche se ai 150 dipendenti rimasti senza posto importa più l'incontro di domani del sindaco Simone Albi con la commissione provinciale Lavoro che l'ha convocato. «Albi e l'allora minoranza, che attualmente governano Lavagno, avevano preteso le mie dimissioni, che non ho mai dato perché gli atti della nostra amministrazione erano legittimi, come hanno detto i giudici amministrativi», commenta l'ex assessore al Commercio Massimo Moro. Ma ormai nel gigantesco immobile non c'è più anima viva.