lavagno. I terreni di Colle san Giacomo indicati tra i beni da cedere per risanare il deficit dell'ospedale San Raffaele
Giallo sul futuro del Quo Vadis. Don Verzè potrebbe vendere
Vittorio Zambaldo
Da Milano un «no comment» ma il rosso della struttura sanitaria si aggira sui 900 milioni e servono subito liquidi
Giovedì 07 Aprile 2011 PROVINCIA, pagina 24
Don Verzè e Berlusconi, posa della prima pietra del Quo Vadis, 2007
«Il socio di maggioranza», come don Luigi Maria Verzè chiama il Padreterno, deve aver girato le spalle e sbattuto la porta se ha lasciato l'azienda con 900 milioni di euro di debiti e vede il sacerdote illasiano, fondatore dell'ospedale San Raffaele e dell'impero sanitario cresciuto attorno alla sua Fondazione, navigare in pessime acque. Solo finanziarie, s'intende, se si deve dar credito a quello che la stampa annuncia, il Corriere della Sera ieri, ma che Repubblica aveva anticipato già lo scorso novembre: hotel, aerei, fazendas e ospedali, tutto va sul mercato, con l'obiettivo di incassare subito 120 milioni di euro per tappare la falla di 900 milioni. Una pezza inadeguata, ma intanto si va avanti.
Nella lista, che non è ufficiale, ci sarebbero l'Hotel Don Diego, un quattro stelle di fronte all'isola di Tavolara (Olbia); piantagioni di mango, uva e meloni nello stato brasiliano di Pernambuco; la compagnia aerea Airviaggi e la consociata neozelandese Assion Aircraft & Yachting Chartering; pare si stia spegnendo la luce anche a Blu Energy, l'azienda che gestisce l'impianto di cogenerazione a metano per le necessità energetiche del San Raffaele; in vendita ci sarebbero i minialloggi per infermieri di Cologno Monzese e il nuovo Hotel Rafael a due passi dall'ospedale; perfino due centri sanitari: uno a Olbia, ancora da ultimare e l'altro a Salvador de Bahia, Brasile; poi toccherà ai gioielli veronesi, a cui pensiamo don Verzè starà avvinghiato con le unghie fino all'ultimo: i terreni attorno al Colle di San Giacomo a Vago di lavagno sui quali dovrebbe sorgere il futuro centro sanitario Quo Vadis, l'ospedale virtuale per la medicina preventiva e predittiva e i terreni agricoli coltivati a vigneto e olivi attorno al Monte Tabor di Illasi, la culla dell'opera, la casa prediletta, dove ogni anno don Luigi torna per il 21 giugno, ricorrenza liturgica di san Luigi Gonzaga, a festeggiare l'onomastico con gli amici più intimi.
I bilanci (quelli economici e finanziari) sembrano non essere mai stati un problema per il sacerdote con l'anima da manager che davanti ai rossi di bilancio ama ripetere: «Sono un problema del mio socio di maggioranza, Dio, del resto non è il denaro a far idee ma le idee a far denaro». Queste nei 91 anni di vita, a don Verzè non sono mai mancate da quando ha l'uso della ragione, da quando faceva il “piloto” cioè il paracarro: «Io ero il paracarro dei miei fratelli. Quando facevano cose che non dovevano, io facevo in modo che i genitori non se ne accorgessero. Facevo il piloto. E adesso sono diventato il piloto di Dio: il Signore mi dice le cose da fare e io obbedisco», ha detto di sé.
Arriverà dall'alto anche questo suggerimento alla vendita dei gioielli di famiglia? Al San Raffaele le bocche sono cucite: «Non abbiamo nessuna comunicazione da dare sull'argomento», è la gentile e laconica informazione dell'addetta stampa. Ma dentro la struttura nessuno sembra preoccuparsi: a raccogliere l'eredità patrimoniale, spirituale e debitoria del fondatore è già designata l'associazione dei fedelissimi «I Sigilli», una ventina di persone che affiancano don Verzè dall'inizio dell'attività, garantiscono la continuità dei principi ispiratori dell'opera in una scelta di vita che è anche vita consacrata.