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Nuovo messaggio 07/04/2011 22.59
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Re: Quo Vadis? 
Modificato Da federico  in 07/04/2011 23.02.02)

lavagno. I terreni di Colle san Giacomo indicati tra i beni da cedere per risanare il deficit dell'ospedale San Raffaele

Giallo sul futuro del Quo Vadis. Don Verzè potrebbe vendere

Vittorio Zambaldo

Da Milano un «no comment» ma il rosso della struttura sanitaria si aggira sui 900 milioni e servono subito liquidi

Giovedì 07 Aprile 2011 PROVINCIA, pagina 24

Don Verzè e Berlusconi, posa della prima pietra del Quo Vadis, 2007

«Il socio di maggioranza», come don Luigi Maria Verzè chiama il Padreterno, deve aver girato le spalle e sbattuto la porta se ha lasciato l'azienda con 900 milioni di euro di debiti e vede il sacerdote illasiano, fondatore dell'ospedale San Raffaele e dell'impero sanitario cresciuto attorno alla sua Fondazione, navigare in pessime acque. Solo finanziarie, s'intende, se si deve dar credito a quello che la stampa annuncia, il Corriere della Sera ieri, ma che Repubblica aveva anticipato già lo scorso novembre: hotel, aerei, fazendas e ospedali, tutto va sul mercato, con l'obiettivo di incassare subito 120 milioni di euro per tappare la falla di 900 milioni. Una pezza inadeguata, ma intanto si va avanti.
Nella lista, che non è ufficiale, ci sarebbero l'Hotel Don Diego, un quattro stelle di fronte all'isola di Tavolara (Olbia); piantagioni di mango, uva e meloni nello stato brasiliano di Pernambuco; la compagnia aerea Airviaggi e la consociata neozelandese Assion Aircraft & Yachting Chartering; pare si stia spegnendo la luce anche a Blu Energy, l'azienda che gestisce l'impianto di cogenerazione a metano per le necessità energetiche del San Raffaele; in vendita ci sarebbero i minialloggi per infermieri di Cologno Monzese e il nuovo Hotel Rafael a due passi dall'ospedale; perfino due centri sanitari: uno a Olbia, ancora da ultimare e l'altro a Salvador de Bahia, Brasile; poi toccherà ai gioielli veronesi, a cui pensiamo don Verzè starà avvinghiato con le unghie fino all'ultimo: i terreni attorno al Colle di San Giacomo a Vago di lavagno sui quali dovrebbe sorgere il futuro centro sanitario Quo Vadis, l'ospedale virtuale per la medicina preventiva e predittiva e i terreni agricoli coltivati a vigneto e olivi attorno al Monte Tabor di Illasi, la culla dell'opera, la casa prediletta, dove ogni anno don Luigi torna per il 21 giugno, ricorrenza liturgica di san Luigi Gonzaga, a festeggiare l'onomastico con gli amici più intimi.
I bilanci (quelli economici e finanziari) sembrano non essere mai stati un problema per il sacerdote con l'anima da manager che davanti ai rossi di bilancio ama ripetere: «Sono un problema del mio socio di maggioranza, Dio, del resto non è il denaro a far idee ma le idee a far denaro». Queste nei 91 anni di vita, a don Verzè non sono mai mancate da quando ha l'uso della ragione, da quando faceva il “piloto” cioè il paracarro: «Io ero il paracarro dei miei fratelli. Quando facevano cose che non dovevano, io facevo in modo che i genitori non se ne accorgessero. Facevo il piloto. E adesso sono diventato il piloto di Dio: il Signore mi dice le cose da fare e io obbedisco», ha detto di sé.
Arriverà dall'alto anche questo suggerimento alla vendita dei gioielli di famiglia? Al San Raffaele le bocche sono cucite: «Non abbiamo nessuna comunicazione da dare sull'argomento», è la gentile e laconica informazione dell'addetta stampa. Ma dentro la struttura nessuno sembra preoccuparsi: a raccogliere l'eredità patrimoniale, spirituale e debitoria del fondatore è già designata l'associazione dei fedelissimi «I Sigilli», una ventina di persone che affiancano don Verzè dall'inizio dell'attività, garantiscono la continuità dei principi ispiratori dell'opera in una scelta di vita che è anche vita consacrata.

 
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Re: Quo Vadis? 
Modificato Da federico  in 07/04/2011 23.02.18)

Incredulità e la questione
viabilità diventa una partita tutta da riaprire

Giovedì 07 Aprile 2011 PROVINCIA, pagina 24

Il rendering del Quo Vadis

Sono tre i Comuni veronesi interessati dalle presunte operazioni di vendita del patrimonio del San Raffaele: Illasi, lavagno e San Martino Buon Albergo.
A Illasi il fondatore don Luigi Verzè è nato 91 anni fa, e sul Monte Tabor ha la culla della sua opera, oltre che campi coltivati a vigneto e oliveto e una cantina di trasformazione.
Il sindaco Giuseppe Vezzari è all'oscuro, come del resto i suoi colleghi di lavagno Simone Albi e di San Martino Valerio Avesani, di movimenti per la vendita di immobili intestati al sacerdote o alla sua Fondazione. «Anzi ci sono dei lavori in corso come la lastricatura con sasso faccia vista del grande muraglione di contenimento a San Felice. Tutto è possibile ma se uno fosse intenzionato a vendere magari qualche spesa se la risparmia», commenta Vezzari.
Una lettura critica la fa il sindaco Albi in riferimento al proprio territorio, interessato dal piano per la viabilità già approvato e ora in Provincia per le osservazioni alla commissione di Valutazione di impatto ambientale: «Mi chiedo che senso abbia insistere su questo progetto se poi subentra un soggetto diverso da don Verzè. Vorrei ricordare», precisa Albi, «che quel tipo di piano aveva un significato perché l'iniziativa sottesa era di pubblico interesse. La frazione Vago avrebbe sopportato il disagio in cambio di un progetto di ampio respiro finalizzato all'utilità pubblica come era quello rappresentato dall'ospedale o dal centro ricerca. Se ora subentra un altro soggetto, magari privato che fa i suoi interessi, le cose per lavagno cambiano e quei soldi pubblici sarebbe meglio destinarli alla nuova provinciale della Val d'Illasi».
Per Avesani il piano viabilistico invece potrebbe vivere di vita propria a prescindere dal fatto che poi non arrivi il Quo Vadis: «Mi dispiacerebbe se non si realizzasse, perché un centro di eccellenza di quel genere farebbe piacere a tutti». Per Villa Girasole di Marcellise, di proprietà della Fondazione Invernizzi e già destinata in donazione alla Fondazione San Raffaele, Avesani non ha dubbi: «Non è in vendita perché non è del San Raffaele: il patto era che la donazione ci sarebbe stata dopo la firma della convenzione, con paletti ben chiari posti dal Comune di San Martino. La convenzione è all'esame delle parti che la devono ancora sottoscrivere». V.Z.

 
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